Se guariamo la terra, guariamo noi stessi.

 

Ambiente

Il paradiso è sotto i nostri piedi, così come sulle nostre teste.
Per questo oggi ti diamo così tanto.

La questione della gestione e dello smaltimento dei rifiuti ha assunto negli anni una dimensione sempre maggiore a livello internazionale e nazionale come conseguenza dell’attuale sistema economico e sociale fondato sulla continua crescita della produzione e del consumo. Il problema non è dato solo dalla quantità di rifiuti prodotti, ma anche dalla loro qualità: i rifiuti pericolosi creano, infatti, impatti devastanti sugli ecosistemi naturali. Negli ultimi due secoli l’ambiente è stato messo seriamente a rischio dallo sfruttamento irrazionale delle risorse naturali, dall’emissione incontrollata di anidride carbonica, dall’aumento esponenziale dei consumi e dell’inquinamento. Oggi gli esperti concordano che per invertire la rotta sia necessario un profondo ripensamento delle relazioni sociali ed economiche che governano il pianeta. Ci sarà un momento in cui le generazioni future si chiederanno: a cosa pensavano i nostri genitori? Perché non si sono svegliati quando ne avevano la possibilità? Prepariamoci sin d'ora a rispondere a questa domanda.

 
  1. Quali sono gli obblighi da rispettare nel caso di produzione di rifiuti speciali?
    Tenuta del registro carico e scarico dei rifiuti e presentazione annuale del M.U.D.
    Il documento ambientale sul quale devono essere registrati tutti i carichi e gli scarichi di rifiuti.I registri sono tenuti presso ogni impianto di produzione, di stoccaggio, di recupero e di smaltimento di rifiuti, nonché presso la sede delle imprese che effettuano attività di raccolta e di trasporto, nonché presso la sede dei commercianti e degli intermediari.
    Ecco i soggetti obbligati:
    Hanno l’obbligo di tenere un Registro di carico e scarico su cui devono annotare le informazioni sulle caratteristiche qualitative e quantitative dei rifiuti, i soggetti che:
    a) effettuano a titolo professionale attività di raccolta e di trasporto rifiuti pericolosi e non pericolosi;
    b) raccolgono e trasportano i propri rifiuti pericolosi;
    c) svolgono le operazioni di recupero e smaltimento dei rifiuti pericolosi e non pericolosi;
    d) svolgono attività di commercio ed intermediazione senza detenzione di rifiuti pericolosi e non pericolosi;
    e) producono rifiuti pericolosi;
    f) producono:
    – rifiuti non pericolosi derivanti da lavorazioni industriali ed artigianali;
    – rifiuti non pericolosi derivanti dall’attività di recupero e smaltimento di rifiuti; 
    – fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque, dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento di fumi;
    g) producono rifiuti pericolosi derivanti da attività agricole con un volume di affari annuo superiore ad € 8.000,00.
  2. Quali sono gli obblighi di comunicazione MUD per il 2016 e come vanno assolti?
    L’obbligo riguarda:
    a) i produttori iniziali di rifiuti:
    • Pericolosi
    • Non pericolosi derivanti da lavorazioni industriali, da lavorazioni artigianali e da attività di recupero e smaltimento di rifiuti, fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acque e dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento dei fumi, se il produttore ha più di 10 dipendenti;
    b) imprese ed enti che effettuano operazioni di recupero e di smaltimento dei rifiuti;
    c) soggetti che effettuano a titolo professionale attività di raccolta e trasporto di rifiuti, compreso il trasporto di rifiuti pericolosi prodotti dal dichiarante;
    d) commercianti ed intermediari di rifiuti senza detenzione.
    Si ricorda inoltre che la Legge 28 dicembre 2015, n. 221 prevede che le imprese agricole di cui all’articolo 2135 del codice civile, nonché i soggetti esercenti attività ricadenti nell’ambito dei codici ATECO 96.02.01, 96.02.02 e 96.09.02 assolvono all’obbligo di presentazione del modello unico di dichiarazione ambientale, di cui al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, attraverso la compilazione e conservazione, in ordine cronologico, dei formulari di trasporto.
    Il MUD per l’anno solare 2015 va presentato entro il 30 aprile 2016.

     

  1. Quando e come presentare una domanda per le emissioni in atmosfera?
    Gli impianti che producono emissioni in atmosfera sono soggetti al rilascio di apposita autorizzazione alle emissioni, ai sensi dell’art. 269 del d.lgs. n. 152/2006.
    Sono soggetti inoltre alla presente disciplina gli impianti termici civili [impianto termico la cui produzione di calore è destinata, anche in edifici ad uso non residenziale, al riscaldamento o alla climatizzazione di ambienti o al riscaldamento di acqua per usi igienici e sanitari; l’impianto termico civile è centralizzato se serve tutte le unità dell’edificio o di più edifici ed è individuale negli altri casi] aventi potenza termica nominale inferiore alle pertinenti soglie stabilite dalla parte I dell’Allegato IV alla parte quinta del decreto. Per tutti gli impianti termici, civili ed industriali, si rammenta che i combustibili ammessi devono essere conformi al Titolo III Parte V, del D. Lgs. N. 152/2006.
    Il gestore dell’impianto assoggettato, ai sensi della normativa vigente, al rilascio, alla formazione, al rinnovo o all’aggiornamento dell’autorizzazione in oggetto è obbligato a presentare la domanda di autorizzazione alle emissioni in atmosfera, nel caso non sia già da assoggettarsi all’autorizzazione integrata ambientale (AIA), sotto forma di autorizzazione unica ambientale (AUA) ai sensi del d.p.r. n. 59/2013.
    Per gli impianti ed attività in deroga che producono emissioni in atmosfera, di cui all’art. 272 comma 2 del d.lgs. n. 152/2006, individuati nella parte II dell’Allegato IV alla parte quinta del decreto stesso, sono state adottate apposite autorizzazioni in via generale.
    Con Atto Dirigenziale n. 1978 del 24.05.2011 sono state rinnovate ai sensi e per gli effetti del medesimo art. 272 comma 3 del D.Lgs 152/2006 e s.m.i., le autorizzazioni generali rilasciate ai sensi del DPCM 21 luglio 1989 e del DPR 25 luglio 1991 e relative ai seguenti impianti e attività in deroga di cui all’art. 272 comma 2 del decreto medesimo:
    a) Riparazione e verniciatura di carrozzerie di autoveicoli, mezzi e macchine agricole con utilizzo di impianti a ciclo aperto e utilizzo complessivo di prodotti vernicianti pronti all’uso giornaliero massimo complessivo non superiore a 20 kg.
    b) Laboratori orafi con fusione di metalli con meno di venticinque addetti.
    c) Impianti a ciclo chiuso per la pulizia a secco di tessuti e di pellami, escluse le pellicce, e delle pulitintolavanderie a ciclo chiuso.
    Sempre con Atto Dirigenziale n. 1978 del 24.05.2011 sono state adottate ai sensi e per gli effetti dell’art. 272 comma 2 del DLgs 152/2006 e s.m.i., le ulteriori autorizzazioni generali relative agli impianti e attività in deroga di cui alla parte II dell’Allegato IV alla parte quinta del DLgs 152/2006 e s.m.i.
    L’autorizzazione in via Generale ha validità 10 anni a decorrere dalla data di adozione dell’Atto Dirigenziale n. 1978 del 24.05.2011.
    I gestori degli stabilimenti per i quali è stata adottata l’autorizzazione generale possono comunque presentare domanda di autorizzazione ai sensi dell’art. 269 del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i.
  2. Quali sono gli obblighi nel caso di utilizzo di acque per il ciclo di produzione?
    Qualsiasi tipo di acque reflue provenienti da edifici od installazioni in cui si svolgono attività commerciali o di produzione di beni (anche sottoposte a preventivo trattamento di depurazione), differenti qualitativamente dalle acque reflue domestiche e da quelle meteoriche di dilavamento, intendendosi per tali anche quelle venute in contatto con sostanze o materiali, anche inquinanti, non connessi con le attività esercitate nello stabilimento sono classificate come acque reflue industriali; le caratteristiche di tali reflui sono variabili in base al tipo di attività industriale. In base a quanto stabilito dall’all. 5 parte III del D.lgs n. 152/06, le acque industriali si distinguono in pericolose o non pericolose per l’ambiente.
    L’autorizzazione allo scarico di acque reflue industriali assimilate alle domestiche in acque superficiali e/o sul suolo ha una validità di 4 anni dalla data del rilascio, salvo diverse indicazioni contenute nell’atto stesso. Un anno prima della scadenza ne deve essere richiesto il rinnovo, ai sensi dell’art. 124 comma 8 del D.Lgs. 152/06 e s.m.i.
    La richiesta di autorizzazione allo scarico di acque industriali reflue avviene tramite. l’autorizzazione Unica Ambientale.



Compostiamoci bene. Ne vale la pena.

L’approccio alle problematiche ambientali è ormai divenuto elemento di differenziazione tra le aziende. Investire oggi nel controllo sistematico degli impatti ambientali, oltre che preciso obbligo di legge, può trasformarsi in vantaggio competitivo; sono infatti innegabili i benefici, anche economici, che scaturiscono da una migliore immagine pubblica e da migliori rapporti con le istituzioni locali, benefici fiscali e di credito. A tal proposito, Lunaecom gestisce oggi la Valutazione d’impatto ambientale, la Valutazione dell’Impatto acustico, l’A.U.A. (Autorizzazione Unica Ambientale), le emissioni in atmosfera, la Valutazione delle coperture in amianto, la tenuta e la compilazione del Registro di Carico e Scarico dei rifiuti speciali in remoto e la relativa denuncia annuale, le analisi chimiche periodiche (aria, acqua, suolo, rifiuti, amianto), l’iscrizione all’Albo dei Gestori Ambientali e qualsiasi altra pratica necessaria relativa alle tematiche ambientali.

 

L'Autorizzazione Unica Ambientale.

L'Autorizzazione Unica Ambientale è il provvedimento istituito dal Dpr 13 marzo 2013, n. 59 e rilasciato su istanza di parte che incorpora in un unico titolo diverse autorizzazioni ambientali previste dalla normativa di settore (come il D.lgs 152/2006). Il Dpr individua un nucleo base di sette autorizzazioni che possono essere assorbite dall'AUA, alle quali si aggiungono gli altri permessi eventualmente individuati da fonti normative di Regioni e Province autonome. Possono richiedere l'AUA le piccole e medie imprese come definite dal Dm 18 aprile 2005 e gli impianti non soggetti alla disciplina dell'AIA (Autorizzazione integrata ambientale). L'AUA ha una durata di 15 anni decorrenti dal rilascio. In caso di attività di scarichi di sostanze pericolose (articolo 108, Dlgs 152/2006) i gestori degli impianti almeno ogni 4 anni devono presentare una dichiarazione di Autocontrollo all'Autorità competente. La dichiarazione non influenza la durata complessiva dell'AUA; il rinnovo deve essere chiesto almeno 6 mesi prima della scadenza.



L'impatto
acustico

La valutazione di impatto acustico ambientale è un tipo di consulenza che viene richiesta dal Comune all’interno del quale si desidera installare un insediamento produttivo o infrastruttura.

 



Approvvigionamento
e scarichi idrici

 Come prescrive il DM 37/2008 gli impianti idrici e sanitari, indipendentemente dalla propria destinazione d’uso e dalle proprie dimensioni, sottostanno all’obbligo di progetto realizzato da un soggetto abilitato.



Emissioni
in atmosfera

"Inquinamento atmosferico" è un termine che indica tutti gli agenti fisici, chimici e biologici che modificano le caratteristiche naturali dell'atmosfera. I fenomeni di inquinamento sono il risultato di una. 



Gestione
dei rifiuti

 L'insieme delle procedure e delle metodologie volte a gestire l'intero processo dei rifiuti, dalla loro produzione fino alla loro destinazione finale coinvolgendo quindi la fase di raccolta, il trasporto, il trattamento.