Non scherzate col fuoco.

 

Prevenzione incendi

Preparati, coscienti, a norma. Altro che scherzi.

All’interno dei luoghi di lavoro è fatto obbligo al datore di lavoro redigere una valutazione dei rischi come stabilito dal Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro, che sia comprensiva anche della valutazione e la prevenzione di un incendio. Quest’ultimo, oltre ai danni strutturali, può creare seri problemi al lavoratore, come ad esempio un’azione termica, la riduzione della vista, l’anossia, un’azione tossica derivante dai fumi, gravi problemi respiratori. Le soluzioni mirate sono talvolta le più concrete: impianti antincendio all’avanguardia, servizi di manutenzione puntuali e professionali, soluzioni per la protezione passiva, impianti e prodotti della divisione “Linee Vita”. In Lunaecom, le soluzioni mirate, sono sempre le più concrete.

 
  1. Come si sviluppa un incendio?
    Per incendio si intende la combustione “non controllata” di solidi, di liquidi o di gas, una combustione, cioè, che avviene in un luogo non preparato allo scopo od in un momento imprevisto. Per quanto il fuoco (che è la manifestazione “spettacolare” della combustione) sia un fenomeno a tutti familiare, è un evento un evento piuttosto difficile da creare ed è il frutto di una lunga serie di condizioni favorevoli al suo sviluppo: questo lo rende anche uno dei rischi che è più facile prevenire. Purtroppo non è altrettanto facile difendersi una volta che si sia sviluppato! Pochi ci pensano, ma il fuoco (anche quello che scoppietta nel nostro camino) è la manifestazione di una reazione chimica di ossidazione a catena. Perché questa reazione chimica possa avvenire è necessario che siano presenti, contemporaneamente, tre fattori: il combustibile (cioè il solido, il liquido od il gas che “brucia”), il comburente (in pratica l’aria; più raramente altri gas), una fonte di calore adeguata. Quando accendiamo un fiammifero ricreiamo volontariamente queste condizioni.
  2. Cosa fare per evitare un incendio?
    Innanzi tutto uno sguardo a ciò che ci circonda. Affinché si possa sviluppare un incendio è necessaria la presenza concomitante di tre elementi il combustibile (l’oggetto che “brucia”), il comburente (il gas che alimenta la combustione), una adeguata fonte di energia (il calore, ecc.). Poiché allo stato naturale molti materiali risultano combustibili, il fatto che un incendio sia un evento tutto sommato eccezionale vuol significare che la coincidenza naturale di questi tre fattori è un evento sufficientemente raro. In altre parole un incendio è generalmente causato da una azione umana, volontaria o involontaria, anche lontana nel tempo. Questa origine umana, pressoché generale, degli incendi consente un adeguato livello di prevenzione purché si rispettino le disposizioni stabilite dalla legge. La casistica è tale tanta che l’applicazione della norma di carattere generale è stata demandata alla responsabilità dei progettisti ed al controllo dei Vigili del Fuoco. Ogni fabbricato e ogni attività deve rispondere a requisiti di sicurezza antincendio sue proprie specificamente individuate caso per caso. In senso generale si può dunque dire che il rispetto della normativa antincendio appare sufficiente a garantire un adeguato livello di prevenzione.
  1. Cosa fare durante un incendio?
    Dobbiamo mantenere la calma cercando di ricordare la conformazione dell’edificio ed i luoghi dove sono posizionate le uscite di sicurezza o le indicazioni per raggiungerle.
    Se l’edificio è dotato di scale di sicurezza dobbiamo raggiungerle per evacuare l’edificio.
    In ogni caso dobbiamo evitare di aggirarci all’interno dell’edificio senza avere una meta precisa confidando soltanto nella fortuna.
    Non dobbiamo usare mai l’ascensore perché in caso di incendio potrebbe bloccarsi mentre il vano di discesa si trasforma in una enorme canna fumaria: moriremmo soffocati.
    In caso di presenza di fumo dobbiamo strisciare sul pavimento: l’aria al livello del pavimento pavimento è più respirabile ed ha una minore concentrazione di gas tossici.
    Prima di aprire una porta dobbiamo verificare se filtra dei fumo e se sfiorandone la maniglia quest’ultima risulta calda.
    In questa evenienza molto probabilmente ci troviamo davanti da una stanza che è già invasa dal fumo e nel quale l’incendio si è già fortemente sviluppato: l’apertura della porta consentirebbe all’ossigeno di raggiungere le fiamme provocando una “fiammata” nella nostra direzione.
    In caso contrario apriremo leggermente la porta tenendola con il piede per evitare le sempre possibili vampate di fuoco e fumo ed una volta entrati la richiuderemo alle nostre spalle per evitare di formare correnti d’aria che possono alimentare le fiamme. Soddisfatti i nostri bisogni di respirazione provvederemo in modo analogo a chiudere tutte le finestre dietro di noi.
    Se abbiamo la certezza che la via di fuga è accessibile da un appartamento vicino possiamo tentare di raggiungerlo attraverso i balconi o calandosi con lenzuola annodate (in questo caso assicurarsi della tenuta sia della stoffa che dell’attacco): se non si è esperti evitare queste manovre!
    Se i vestiti prendono fuoco bisogna rotolarsi sul pavimento avvolgendosi in un cappotto, una coperta od altro: le fiamme per svilupparsi hanno bisogno di ossigeno e queste manovre hanno lo scopo di non renderlo disponibile (come si fa spegnendo una candela fra due dita).
    Una volta all’esterno dell’edificio dobbiamo allontanarsene subito cercando di mettersi in contatto con il responsabile dei soccorritori a cui forniremo, oltre alle nostre generalità, anche le informazioni sull’incendio di cui siamo in possesso.
  2. Cosa fare dopo un incendio?
    Quando l’incendio è stato spento, il pericolo non è cessato. Il forte sviluppo di calore causato dall’incendio può avere seriamente danneggiato le strutture dell’edificio inducendo modificazioni sia chimiche che meccaniche difficilmente individuabili ad occhio nudo. Per questo motivo dopo un incendio è opportuno non avventurarsi nell’edificio (anche in ali apparentemente non compromesse) senza averne avuto l’autorizzazione da parte della autorità competente. Le cautele da adottarsi sono quelle stesse previste per gli effetti del terremoto sugli edifici (si veda la sezione relativa al terremoto).

 

Estintori e agenti estinguenti

 


Estintore a polvere
Polvere tipo ABC in miscela di solfato e fosfato di ammonio.
Adatto per estinguere fuochi:
di Classe A (materiali solidi organici: legno, gomma e tessuti).
di Classe B (liquidi infiammabili: petroli, benzina).
di Classe C (gas infiammabili: metano, propano).

Estintore a CO2
Biossido di carbonio purezza 99%.
Adatto per estinguere fuochi:
di Classe B (liquidi infiammabili: petroli, benzina).
Utilizzabile su apparecchiature
sotto tensione elettrica.

Estintore a schiuma
Acqua e Prok6.
Adatto per estinguere fuochi:
di Classe A (materiali solidi organici: legno, gomma e tessuti).
di Classe B (liquidi infiammabili: petroli, benzina).
Utilizzabile su apparecchiature sotto tensione elettrica.


Quali, quanti, dove.

Come previsto dal D.Lgs. 81/08, ogni attività o pubblico esercizio (negozi, rivendite, uffici, stabilimenti etc.) deve dotarsi di un piano di prevenzione incendi che prevede l'installazione di presidi antincendio (estintori e altri dispositivi) in numero adeguato alle proporzioni dello stabile (sempre almeno uno in ogni caso) oltre alla formazione obbligatoria del personale atto al loro utilizzo (Corsi antincendio). Gli estintori portatili dovranno essere posizionati preferibilmente lungo le vie d'uscita, in prossimità delle uscite, fissati al muro o su piantana ed evidenziati da apposita segnaletica.
La scelta degli estintori è determinata dalla Classe di incendio e dal livello di rischio del luogo di lavoro.

 

Le 4 regole da rispettare.

La manutenzione delle attrezzature antincendio è un obbligo a carico del datore di lavoro sancito dal D.P.R. 547 dell 27/04/1955, art. 34 punto c, "Manutenzione di tutte le apparecchiature antincendio" e dal D.M. n. 64 del 10 Marzo 1998, art. 4.
La norma tecnica di riferimento per la manutenzione degli estintori è la norma UNI 9994:2003, "Apparecchiature per estinzione incendi; estintori d'incendio; manutenzione". Questa norma indica le periodicità degli interventi di manutenzione e le modalità di esecuzione. Sono previste 4 distinte fasi di manutenzione:
• Sorveglianza (art. 5.1 norma UNI 9994:2003)
• Controllo (art. 5.2.  norma UNI 9994:2003)
• Revisione (art. 5.3.  norma UNI 9994:2003)
• Collaudo (art. 5.4.  norma UNI 9994:2003)

 

 

Sorveglianza

Esecuzione da parte di personale interno all'azienda con frequenza mensile, dei seguenti accertamenti:
• Che l'estintore sia presente e segnalato con apposito cartello.
• Che l'estintore sia ben visibile, immediatamente utilizzabile e l'accesso sia libero da ostacoli.
• Che l'estintore non sia manomesso.
• Che i contrassegni distintivi siano esposti a vista e siano ben leggibili.
• Che l'indicatore di pressione indichi un valore di pressione compreso all'interno del campo verde.
• Che l'estintore non presenti anomalie (ugelli ostruiti, perdite, tracce di corrosione, sconnessioni, etc.).
• Che l'estintore sia esente da danni alle strutture di supporto e alla maniglia di trasporto.
• Che il cartellino di manutenzione sia presente sull'apparecchio e correttamente compilato.

 

 

Controllo

Consiste nell'esecuzione, da parte di personale esterno specializzato riconosciuto e con frequenza semestrale, di una verifica dell'efficienza dell'estintore tramite una serie di accertamenti tecnici specifici a seconda del tipo di estintore. Per gli estintori presurrizati a pressione permanente il controllo della pressione interna tramite strumento indipendente, per gli estintori a biossido di carbonio il controllo dello stato di carica tramite pesatura, il controllo della presenza, del tipo e della carica delle bombole di gas ausiliario per gli estintori presurizzati con tale sistema; che l'estintore non presenti anomalie quali ugelli ostruiti, perdite, tracce di corrosione, sconnessioni o incrinature dei tubi flessibili, etc., che sia esente da danni alle strutture di supporto e dalla maniglia di trasporto, che sia esente da danni e ammaccature al serbatoio.

 

 

Revisione

Consiste nell'esecuzione, da parte di personale esterno specializzato e riconosciuto, di una serie di accertamenti e interventi per verificare e rendere perfettamente efficiente l'estintore. Tra questi interventi (tutti elencati all'art. 5.3 della UNI 9994:2003), è inclusa la ricarica e/o sostituzione dell'agente estinguente presente nell'estintore (polvere, CO2, schiuma, etc.).
La frequenza della revisione e della ricarica e/o sostituzione dell'agente estinguente è:
• Estintori a polvere: 3 anni
• Estintori a CO2: 5 anni
• Estintori a schiuma: 18 mesi
Ovviamente la frequenza parte dalla data di prima carica dell'estintore.

 

 

Collaudo

Consiste nella misura di prevenzione atta a verificare, con la periodicità sotto specificata (entro la fine del mese di competenza), la stabilità del serbatoio o della bombola dell'estintore, in quanto facente parte di apparecchi a pressione. L'attività di collaudo deve comportare l'attività di revisione.
La periodicità del collaudo è:
• Estintori a CO2: 10 anni;
• Altri estintori non conformi alla Direttiva 97/23/CE (cioè non marcati CE): 6 anni;
• Altri estintori conformi alla Direttiva 97/23/CE (cioè marcati CE): 12 anni.
La data di collaudo e la pressione di prova devono essere riportate sull'estintore in modo ben leggibile, indelebile e duraturo.