Il vero viaggio di scoperta

non è vedere nuovi mondi ma cambiare occhi.

 

Psicologia del Lavoro

Aumento della percezione del rischio nei luoghi di lavoro,
problem solving e coaching strategico.

In ambito della psicologia del lavoro, il nostro servizio rappresenta una tecnologia avanzata per trovare soluzioni efficaci ed efficienti in modo originale sulla base di protocolli studiati dall’illustre Dott. Giorgio Nardone e dai suoi collaboratori, in relazione a qualsiasi tipo di problema in ambito aziendale. Il servizio prevede l’accrescimento della percezione del rischio nei luoghi di lavoro, il problem solving e il coaching strategico, rivolgendosi sia al datore di lavoro che ai lavoratori, con il fine ultimo di evitare infortuni e malattie professionali, anche nei casi in cui l’azienda possa già dimostrare di avere fatto il possibile in materia. A questo punto il nostro intervento è mirato al “rompere” il circuito vizioso tra le tentate soluzioni e la persistenza del problema, lavorando sul presente piuttosto che sul passato, su “come funziona” il problema, piuttosto che sul “perché” si è formato, sulla ricerca delle “soluzioni” piuttosto che delle “cause”. A fronte di difficoltà, sia essa personale, relazionale o professionale, la prima cosa che ci viene da fare per risolverla è utilizzare una strategia che ha funzionato nel passato per problemi analoghi. Se la strategia scelta funziona, la difficoltà si risolve in breve tempo, nel caso contrario I tentativi di reiterare una soluzione che non è risultata efficace nel presente, ma che aveva funzionato nel passato, innescano un sistema di retroazioni in cui sono proprio gli sforzi in direzione del cambiamento a mantenere la situazione invariata o a complicarla ulteriormente, quindi possiamo affermare che le “tentate soluzioni” diventano il problema.
 
  1. Cos’è la psicologia del lavoro?
    La psicologia del lavoro, o psicologia delle organizzazioni, è lo studio dei comportamenti delle persone nel contesto lavorativo e nello svolgimento della loro attività professionale in rapporto alle relazioni interpersonali, ai compiti da svolgere, alle regole e al funzionamento dell’organizzazione
  2. Cos’è il problem solving ?
    Il complesso delle tecniche e delle metodologie necessarie all’analisi di una situazione problematica allo scopo di individuare e mettere in atto la soluzione migliore.
  3. Cos’è il coaching strategico?
    Occuparci dello sviluppo dei nostri talenti e delle nostre potenzialità significa concentrarci proprio su quelle che sentiamo come nostre debolezze e fragilità, in modo tale da far leva su di esse per innescare dei cambiamenti e prima che si strutturino come problemi invalidanti. Se impariamo a gestire le nostre incapacità, i nostri limiti si trasformeranno nei nostri più grandi punti di forza; se li neghiamo a noi stessi, finiranno per emergere nel momento meno opportuno.
  4. Chi sono gli specialisti con i quali Lunaecom collabora?
    Lunaecom collabora solo con Psicoterapeuti affiliati al Centro di Terapia Strategica di Arezzo diretto dal Prof. Giorgio Nardone, direttamente formati da lui e supervisionati dallo stesso a cadenza mensile.
  5. Chi è il Prof. Giorgio Nardone?
    Giorgio Nardone, fondatore insieme a Paul Watzlawick, di cui è l’unico diretto allievo ed erede, del Centro di Terapia Strategica di Arezzo (ove svolge la sua attività di Psicoterapeuta e coach) è considerato la figura di maggior spicco della tradizione della scuola di Palo Alto.
    Egli è internazionalmente riconosciuto tanto per la sua creatività che per il suo rigore metodologico. Sintesi questa tra “l’artista” e lo “scienziato” che gli ha permesso di creare decine di innovative tecniche terapeutiche  e di formulare protocolli di trattamento specifico alcuni dei quali veri e propri “best practice” della psicoterapia come nel caso dei disturbi fobici ossessivi e compulsivi e dei disordini alimentari. Oltre all’ambito clinico le sue ricerche e attività  sono rivolte alla Comunicazione ed al Problem Solving Strategico applicato ai contesti manageriali ed alla performance artistica e sportiva. Le sue formulazioni teoriche applicative sono ritenute una vera e  propria “Scuola di Pensiero” a cui si ispirano studiosi e professionisti in tutto il mondo. Da decenni tiene conferenze e seminari specialistici e ha presentato sino ad ora il suo lavoro in oltre 36 differenti paesi.
  1. Quali sono le performance del Prof. Giorgio Nardone?
    Il maggior numero di pazienti trattati personalmente con successo terapeutico: oltre 25.000 casi. Oltre 3.000 conferenze tenute per il largo pubblico, più di 1.000 seminari e workshop specialistici svolti in tutto il mondo.
    3 Modelli originali di intervento brevettati: Psicoterapia Breve Strategica, Problem Solving Strategico e Coaching Strategico. 30 protocolli di trattamento formalizzati e 40 specifici stratagemmi terapeutici elaborati per le differenti psicopatologie.
    Oltre 100 atleti primatisti ed artisti internazionali guidati a superare i propri limiti ed a migliorare la loro performance. Centinaia di top manager formati e supervisionati alla realizzazione di cambiamenti strategici nelle loro aziende ed organizzazioni.
  2. Che cosa si intende per tentate soluzioni?
    Se la soluzione funziona allora la problematica si risolverà in breve tempo. Quando, invece, la strategia ha un esito negativo, non si è spinti a pensare che sia una soluzione sbagliata… ma in automatico si tende ad aumentare gli sforzi nell’attuare sempre quella strategia, credendola comunque l’unica possibile.
    Queste sono definite “tentate soluzioni” che diventano la causa principale del peggioramento della situazione: nonostante siano fallimentari, vengono ripetute nel tempo aggravando il problema stesso e dando anche origine ad un vero e proprio circolo vizioso.
    Ciò che viene messo in atto pensando di generare un cambiamento, alimenta ciò che si vorrebbe cambiare.
  3. Ma come mai, nonostante i numerosi fallimenti, le persone continuano a mettere in atto sempre le stesse strategie?
    Ciò può accadere perché in situazioni passate quelle soluzioni hanno avuto esito positivo, oppure perché il cambiamento sembra un qualcosa di impossibile e spaventoso.
    Un esempio concreto potrebbe essere quello di una fobia. Ciò che genera la fobia non è l’evento iniziale ma le tentate soluzioni che la persona mette in atto per fuggire dallo stimolo fobico cioè principalmente l’evitamento e la richiesta d’aiuto:
    • con l’evitamentosi conferma la minacciosità della situazione temuta e si diventa meno sicuri della proprie risorse, aumentando così le reazioni fobiche. Il fallimento delle tentate soluzioni poi alimenta il circolo vizioso, porta all’isolamento ed al generarsi di un vero e proprio disturbo fobico generalizzato;
    • spesso alla strategia di fuga viene sommata quella di “richiesta d’aiuto”. Al fine di gestire ancora di più la fobia, si sente spesso anche il bisogno di essere accompagnati da qualcuno, a propria tutela, qualora si presentasse una crisi di panico. Questa strategia rende però sempre più limitante la vita della persona poiché conferma a sé stesso ed agli altri l’incapacità a farcela da solo.
    Nardone (2012) riporta un’antica storiella greca per spiegare ciò, che credo sia molto esplicativa:«Un mulo tutte le mattine, portava un cesto pieno di legna dalla fattoria da valle alla baita in montagna, passando sempre per lo stesso viottolo attraverso il bosco, andando su la mattina e tornando giù la sera. Una notte, durante un temporale, un fulmine abbatte un albero che va a ostruire il passaggio. La mattina seguente il mulo, camminando per il suo usuale tragitto, incontra l’albero che ne impedisce il cammino. Egli pensa “l’albero qui non ci deve essere, è al posto sbagliato.” E procede fino a sbattere la testa sull’albero, immaginando che questi si sarebbe spostato, considerando che quello non era il suo posto. Allora il mulo pensa “Forse non ho dato una botta abbastanza forte” ma l’albero non si sposta. Il mulo insiste ripetutamente fino a morire».
  4. Come si combatte la tendenza alle tentate soluzioni ?
    Nardone (2012) è l’autore che più di tutti offre protocolli, interventi pratici per individuare e sviluppare soluzioni efficaci ed efficienti ai problemi complessi.
    Le sue proposte hanno l’obiettivo di interrompere il circolo vizioso che si sviluppa con le tentate soluzioni ed il mantenimento del problema ed hanno come scopo principale quello di modificare la rigidità di pensiero della persona, aiutandola a sviluppare una prospettiva più flessibile e funzionale.
    La modalità più efficace è suddivisa in sette passi:
    1. definire il problema in termini concreti: “in cosa consiste il problema? Chi è coinvolto? Quando e dove si verifica?”;
    2. concordare l’obiettivo ed i cambiamenti necessari per poter affermare che il problema è stato realmente risolto;
    3. individuare tutte le tentate soluzioni messe in atto fino a quel momento. Porre l’attenzione sui vari tentativi fallimentari messi in atto per risolvere il problema, interrompe il modus operandi fallimentare di ricerca di soluzioni senza aver però prima indagato ciò che non ha funzionato fino a quel momento;
    4. chiedere al paziente “come peggiorare la situazione?” cioè “cosa potresti fare se volessi peggiorare ulteriormente la situazione?”. Questo passaggio rende evidente ciò che NON va fatto se si vuole migliorare una situazione problematica e permette di sviluppare la consapevolezza circa il ruolo fondamentale che le tentate soluzioni, messe in atto fino a quel momento, ha ricoperto nel mantenere il problema;
    5. far immaginare al paziente lo scenario oltre il problema, quali sarebbero le caratteristiche specifiche della situazione successiva al cambiamento. Questo aiuta ad individuare anche gli eventuali aspetti indesiderati, in modo da gestirli in anticipo;
    6. utilizzare la “tecnica dello scalatore”. Spesso, quando si guarda ad una situazione problematica la cosa più complicata è capire da dove iniziare, quindi compiere il primo passo. Attraverso questa tecnica si parte dall’obiettivo principale, dividendolo in micro-obiettivi, e si torna indietro fino al punto di partenza, quindi al problema. Questo consente di evitare di progettare dei percorsi non funzionali e di individuare il percorso più breve verso la risoluzione;
    7. aggiustare progressivamente il tiro. Quando ci si trova di fronte a problematiche complesse, piuttosto che cercare di risolvere tutto subito, è utile iniziare dalla problematica più accessibile in quel momento, mantenendo sempre chiara a mente la globalità della situazione, lavorando però un passo alla volta in maniera dinamica, affrontando così anche gli eventuali cambiamenti che possono presentarsi nel corso del raggiungimento della soluzione stabilita.
     “Occorre un nuovo modo di pensare per superare i problemi causati dal vecchio modo di pensare” diceva Albert Einstein, ed è proprio questo l’obiettivo dell’intervento strategico.




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